Da oramai tre anni, Marco Moscati onora i colori rossoblù del Lumezzane. Sono una seconda pelle, un porto sicuro, e non si fatica a pensarlo. Del resto, ha disputato ben 107 partite con il club bresciano, di cui è ancora oggi capitano insaziabile e leader indomito. Kobe Bryant, però, direbbe che "job's not finished". E il classe '92 approva: davanti a lui c'è un'altra arricchente battaglia da vincere. Quella di playoff contro l'Alcione, che ha voluto presentare a "La Casa Di C".
Il primo pensiero va all'ultima partita di postseason disputata dal club, che risale al 2024. Il Lume perse 1-0 contro il Legnago un match che tuttora scatena del rammarico: "La prima esperienza nei playoff è stata breve, vero, ma meritavamo noi di passare. Purtroppo il risultato fa fede". Dopo due anni di percorso, però, tante cose sono cambiate. E in meglio: "Se devo trovare delle differenze oggi ci arriviamo molto più consapevoli e con un altro tipo di conoscenze e coscienza di noi stessi. Abbiamo alimentato tutto questo durante l'anno. Poi ogni partita ha la sua storia, ma intanto ci arriviamo molto più sicuri di quello che siamo".
L'avversario sarà l'Alcione, squadra solidissima che fa della difesa il suo pane (28 gol incassati): "Gli oranje hanno fatto un campionato importante, con delle basi sicure e delle ottime caratteristiche. Dobbiamo in primis limitarli, poi produrre certezze con le nostre armi. Le stesse che ci hanno permesso di arrivargli sopra in classifica alla fine della corsa".
Il Lumezzane, infatti, è arrivato settimo con 56 punti, sormontando un inizio di stagione scioccante: "Abbiamo pagato a caro prezzo tante situazioni, ma l'arrivo di Troise ci ha svoltato. Abbiamo costruito risultati e il merito è del mister, che mi ha sempre fatto sentire a mio agio". Come? Così: "Il processo di crescita è stato naturale. Se ho vissuto una seconda giovinezza non lo so, anche i miei compagni ci ridono sopra ma posso dire che curo ogni dettaglio e voglio essere sempre competitivo. Troise mi ha semplicemente lasciato carta bianca nella gestione, quindi ho trovato gioia e spensieratezza. Credo il tasto migliore che potesse toccare".
"Seconda giovinezza" o meno, il 33enne Moscati ha giocato tanto e bene. 36 partite, 5 assist e 1 gol, quello contro l'Arzignano, dal peso specifico rilevante. Ce lo disse anche Filigheddu: il 3-3 conquistato in Veneto sbloccò il gruppo. Il cap conferma, e allora tocca davvero fidarsi: "La partita contro l'Arzignano ci ha fatto render conto che eravamo una grande squadra. Filigheddu ha ragione. Eravamo sotto di due ma l'abbiamo ripresa. Poi abbiamo iniziato il nostro ruolino". Arrivando a toccare persino la storia, con i quattro derby vinti contro Ospitaletto e, soprattutto, Union Brescia: "I quattro derby? Bello, una soddifazione immensa, vincerli tutti è motivo di grande orgoglio per la città di Lumezzane avendo anche vicino una realtà così grande come Brescia. Ci siamo imposti sia al Rigamonti che in casa, una bella soddisfazione. Peccato solo non ci sia stato lo stadio pieno. Ma siamo contenti: siamo arrivati all'obiettivo armati delle nostre idee e forti di quanto avevamo costruito precedentemente. Credo sia la gratifica più grande".
Mister promozione a caccia di un nuovo sogno
Come se non bastasse, Moscati ha già avuto modo di vincere. Insegnano le sue esperienze con Perugia e Sudtirol, culminate con due promozioni, rispettivamente, in Prima Divisione e in Serie B. Può dare quel quid in più per sognare l'impresa: "Sì, negli anni ho avuto la possibilità di stare in gruppi vincenti. Ma non si parte vincenti, ci si diventa. Si costruisce giorno per giorno, con il lavoro e la voglia di vincere la partita". Insomma, ha le idee chiare e le espone con naturalezza da leader: "Fare gol non basta, bisogna difendersi con unione. Ciò ti fa vincere i campionati. Poi bisogna trovare degli equilibri, sia quando si vince che quando si perde. Partite del genere si preparano da sole, certo, ma bisogna avere la lucidità di capire che si tratta di una partita di calcio. Ce la siamo guadagnata e meritatata: dobbiamo godercela con gioia e avere la carica giusta per vincere".
Non è un caso che indossi la fascia. Ma occhio a chiedergli di descriversi: "Non mi appartiene (ride, ndr), ma posso dire di aver sempre dato l'esempio. Anche da giovane seguivo più i comportamenti che le parole. Cerco di essere e non di parlare. Desidero portare avanti questo concetto di credibilità, che i più giovani devono assorbire. Devo dire che sono splendidi e rendono tutto più semplice. Lavorano duro".
Quell'aneddoto su Troise e la scaramanzia...
Come oramai noto, Troise ha letteralmente svoltato la stagione del Lume. E anche quella di Moscati, che sul suo allenatore ha subito un aneddoto da raccontarci: "Il primo giorno che è arrivato mi ha chiesto quale ruolo sentissi meno mio, dato che ho giocato ovunque. Gli ho detto difensore centrale e, puntualmente, mi ha fatto giocare 15 volte consecutive da difensore centrale (ride, ndr). Al contempo posso dire di aver sempre interpretato il ruolo a seconda delle mie caratteristiche, ho avuto carta bianca sulla gestione dei compiti e mi sono divertito. Oggettivamente non mi piace il ruolo ma alla fine, ripeto, mi sono divertito molto".
Scaramanzia per l'avvenire? No, perché le premesse sono ottime. Eppure, l'obiettivo resta solo uno: "Dobbiamo pensare partita dopo partita. O meglio, bisogna pensare a questa che viene perché non potrebbe esserci una prossima. Dobbiamo riporre lì tutte le nostre energie. Spero di riaggionarti tra un mesetto". Va bene, Marco: ci risentiamo tra un mese!
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