L'Ascoli di Tomei non si ferma più. L’ultimo capitolo di una risalita entusiasmante si è consumato nello scontro diretto contro il Ravenna: un successo che non solo vale il quinto sigillo consecutivo, ma che scava un solco di cinque lunghezze tra i bianconeri e i romagnoli, ormai relegati al terzo gradino del podio. La squadra di Tomei ha giocato con la maturità della grande, gestendo i ritmi e colpendo nei momenti decisivi, confermando che il secondo posto attuale non è un traguardo, ma una rampa di lancio.
Il 2026 della compagine marchigiana parla la lingua dei numeri, e sono numeri che fanno paura. Nelle dodici gare disputate dall'inizio del nuovo anno, l'Ascoli ha collezionato ben nove vittorie, inciampando solo in due occasioni. È un rullino di marcia impressionante, figlio di una ritrovata solidità mentale e di una condizione atletica che sembra straripante rispetto alla concorrenza. La sensazione è che la squadra abbia trovato un equilibrio perfetto tra spregiudicatezza offensiva e tenuta difensiva.
Per trovare la genesi di questa metamorfosi bisogna tornare indietro al 17 gennaio scorso. La sconfitta interna contro la Juventus Next Gen sembrava poter essere un duro colpo per le ambizioni di promozione diretta, e invece si è rivelata la scintilla del cambiamento. Da quel pomeriggio amaro, i bianconeri hanno cambiato marcia in modo radicale: nelle successive nove partite sono arrivate otto vittorie e un solo pareggio, quel 2-2 pirotecnico contro la Torres che resta l’unico piccolo rimpianto in un cammino altrimenti immacolato.
Questo rendimento d'eccellenza non è però un caso isolato, ma ricorda da vicino l'avvio folgorante di stagione. Molti avevano dimenticato che l'Ascoli era stato capace di rimanere imbattuto per le prime undici giornate, collezionando otto successi e tre pareggi. Era l'Ascoli "di ferro", quello capace di subire appena due reti in quasi tre mesi di calcio, una statistica che aveva proiettato la difesa marchigiana direttamente nei libri di storia della Serie C.
Il blackout d'autunno e la rinascita: così l'Ascoli ha ripreso la sua identità
Non è stata però una stagione priva di spine. Il grande rammarico che agita i sogni dei tifosi è legato al periodo vissuto tra novembre e dicembre. In quei sessanta giorni di appannamento, i bianconeri sembrarono smarrire la bussola, riuscendo a portare a casa la vittoria in una sola occasione. Un blackout costato carissimo in termini di punti, che ha permesso alle avversarie di scappare e ha costretto l'ambiente a una riflessione profonda. Senza quella flessione, probabilmente, oggi staremmo parlando di una classifica molto diversa.
Tuttavia, proprio da quelle macerie è nata la versione 2.0 di questa squadra. Tomei è stato lucido e ha lavorato sulla testa dei giocatori, riportando al centro del progetto quella ferocia agonistica che si era vista a inizio campionato. La vittoria contro il Ravenna è la dimostrazione che i momenti bui sono ormai alle spalle e che il gruppo ha acquisito la consapevolezza necessaria per gestire la pressione dei piani alti.
30 marzo data segnata in rosso sul calendario
Con il Ravenna più lontano in classifica, l'obiettivo si sposta inevitabilmente più in alto, con la vetta occupata dall'Arezzo che dista appena quattro punti. Il successo nello scontro diretto ha dato il via alla rincorsa finale, con un occhio già rivolto a quel 30 marzo, cerchiato in rosso sul calendario di ogni tifoso bianconero. Quella data rappresenterà la resa dei conti, il momento in cui la storia di questo Girone B potrebbe essere riscritta definitivamente.
Mentre nei gironi A e C i giochi sembrano ormai fatti, con Vicenza e Benevento che viaggiano spedite verso la promozione diretta, il Girone B si conferma il più avvincente e incerto del panorama nazionale. L'Ascoli non ha nessuna intenzione di recitare la parte del comprimario o di accontentarsi della lotteria dei playoff. La missione è chiara: completare la rimonta e prendersi la vetta della classifica,oltre alla promozione diretta in Serie B.
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