Ci sono storie destinate a restare lì, sigillate a caratteri cubitali nella storia del calcio. Adornate dai gesti e dalle voci, dei protagonisti e di chi brama esserlo, per mantenere sempre intatta la propria purezza. Oltre le vetrine, oltre il risultato, oltre i colori. Ne ha regalate tante, il pallone. E chissà che non continui a farlo già a partire da questo weekend.

Nel suo piccolo, la Serie C, presenterà uno spartiacque importante. Fondamentale. Precisamente a Campobasso, dove passa un treno che nessuno vuole perdere: né i rossoblù di Zauri, né l'avversario della 28esima giornata di campionato. La Juventus Next Gen. Che occupa il quarto posto, che vuole riscattare la sconfitta di Ravenna e che, dinanzi, avrà una squadra ostica. Ottava, ma distante sole tre lunghezze e in passato addirittura capace di trafiggere la prima squadra dei bianconeri. Proprio così.

Per giunta, era la Juventus di Trapattoni e di Platini, di capitan Scirea e di Boniek, soprattutto della Coppa Campioni vinta nella tristezza dell'Heysel. Non certo la prima (duellante) che capita, come si suol dire. Specialmente in questo caso: considerata la disparità tecnica tra le due squadre, l'impresa confezionata dal Campobasso - seppur flebile ed effimera - è presto divenuta cartolina indimenticabile.

Contesto, innanzitutto: è il 13 febbraio 1985. In palio, allo stadio "Nuovo Romagnoli", l'accesso ai quarti di Coppa Italia. Atmosfera, da brividi: 26 mila biglietti staccati, quasi 40 mila persone considerato che donne e bambini entrarono gratis. Un clima maestoso, in cui fu dolce perdersi: il Campobasso, clamorosamente, vinse 1-0. Decise un autogol di Stefano Pioli, "Le Roi" Platini uscì esasperato all'intervallo, la squadra allenata da Bruno Mazzia scrisse la pagina più bella della sua storia. E prese anche il palo, sfiorando un raddoppio che avrebbe potuto solidificare la storica qualificazione. Purtroppo, non arrivò. Ma ha davvero importanza?

LA RIMONTA BIANCONERA A SRADICARE IL SOGNO DEL CAMPOBASSO

Platini, Brio, Briaschi, Vignola. Al "Comunale", due settimane dopo, la Juventus completò la rimonta che valse il passaggio del turno. Ma anche su suolo torinese, il Campobasso diede prova della sua sforza.

Andando avanti nel punteggio, sbagliando un calcio di rigore e giocando a viso aperto ogni secondo, ogni minuto, ogni attimo. Gli ultimi di quella Coppa Italia, nel corso della quale i rossoblù fermarono anche l'Hellas Verona futuro campione d'Italia (0-0 durante il girone di qualificazione).

FINO AI GIORNI NOSTRI: COME CI ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

Oggi, a distanza di 41 anni, le due squadre sono ancora protagoniste sul palcoscenico del grande calcio. Questa volta in Serie C, a due o tre passi dal sogno di volare. Il Campobasso è sempre il Campobasso, la Juventus ha cambiato pelle creando anche una squadra B. Quella che affronterà gli stessi molisani, domenica 22 febbraio, per aspirare a un domani ulteriormente roseo.

Un girone fa vinsero i rossoblù, con una punizione di Gala al 96esimo. Un girone dopo cambia tanto: la squadra di Zauri è sempre ottava, in piena zona playoff ed è reduce dal successo contro la Vis Pesaro. Ma sono i bianconeri di Brambilla ad aver sterzato nel ritmo: i piemontesi sono quarti e hanno perso solo due volte nelle ultime 13 partite. Contro le prime della classe Arezzo e Ravenna. Quindi, a differenza di 41 anni fa...non c'è da aver paura.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 17:30
Autore: Edoardo Gatti
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