Guido Gomez, attaccante del Crotone, si è raccontato ai microfoni de LaCasadiC.com.
La stagione di Guido Gomez, attaccante del Crotone, è iniziata sicuramente nel miglior modo possibile. Sette gol e momentanea testa della classifica marcatori. I rossoblu, fino a qui, hanno perso solamente due gare, e si trovano attualmente in zona playoff. L'ex Sassuolo, intanto, è diventato uno dei punti di riferimento della squadra di Longo: "Tra me e la piazza c'è sempre stato un ottimo rapporto, e continua a crescere in modo importante", dichiara a LaCasadiC.com.
Era il 27 giugno 2022 quando, dalla Triestina, arrivò in Calabria. Da quel momento sono trascorsi ormai tre anni, una storia d'amore che ha portato Guido a ricevere anche la fascia di capitano: "Il sogno è quello di arrivare in Serie B, spero di realizzarlo il prima possibile. Desidero continuare ad alzare l'asticella".
E a proposito di obiettivi, dalle parti dello "Scida" è riuscito a toccare quota 100 gol tra i professionisti proprio nel giorno della centesima presenza con i calabresi, in occasione della gara interna con il Giugliano dello scorso campionato: "È un traguardo che mi rende felice, soprattutto perché i miei gol possono servire alla squadra. Non voglio fermarmi qui". Puntualità e chiarezza, sentimenti che animano anche le idee su questa prima parte di percorso: "È stata una partenza positiva, sia mia che dei miei compagni. Ma dovremo essere bravi a mantenere questi ritmi, soprattutto questa continuità a livello di risultati".
Mettersi a disposizione, orientarsi attraverso l'unica certezza della vita: la ricerca della rete. "Il mio campionato è iniziato bene, ma il gruppo viene prima di ogni cosa. Mi piace segnare, principalmente perché contribuisce alla causa comune".
Una questione di famiglia
Nelle esultanze di Gomez è assolutamente possibile notare il legame indissolubile che intercorre tra la sua famiglia e lo sport. Dopo ogni gol, infatti, Guido mima 'un colpo da biliardo', non un gesto casuale: "A casa mia c'erano palle di ogni tipo (ride, ndr). Mamma è stata una tennista, mentre papà un giocatore professionista di biliardo. Lo ha fatto praticamente per tutta la vita, ha vinto due Campionati del Mondo e diversi campionati italiani". Una vera e propria leggenda a livello mondiale, un cuore diviso a metà tra Argentina e Italia. Papà Nestor, soprannominato Nené, era infatti originario di Necochea, città della provincia di Buone Aires, e ha lasciato un segno indelebile nella storia di questo gioco. L'amore per il calcio, invece, ha avuto origini diverse: "È nato tutto quando avevo circa cinque anni, grazie a mio fratello. Lui frequentava una scuola calcio e ogni volta pregavo mia mamma di portare anche me. Ora lui ha seguito le orme di papà, e si sta togliendo grandi soddisfazioni. Attualmente è tra i primi dieci al mondo". Nel frattempo, 'casa' Gomez si è allargata: "Quando non sono in campo mi dedico alla famiglia, ho la fortuna di avere una compagna speciale e due bambini spettacolari, cerco sempre di ritagliarmi del tempo per stare con loro".'El Chaparrón"
Andare a segno, per un attaccante, è un aspetto praticamente imprenscindibile, e Guido, già da bambino, aveva iniziato a farlo con grande frequenza. Una caratteristica, però, portò alla nascita di un soprannome particolare: 'El Chaparrón', che in italiano significa 'acquazzone'. Gomez, infatti, aveva infatti l'abitudine di segnare con più frequenza su campi bagnati dalla pioggia piuttosto che in condizioni normali: "È nato tutto come un gioco tra amici (ride, ndr) perché facevo gol ogni volta che pioveva, da lì mi hanno attribuito questo nome particolare. Ancora oggi ci ridiamo su". Tornando invece ai primi idoli, si riesce a percepire l'influenza di due popoli distanti, ma accomunati dall'amore per il calcio: "Il primo calciatore di cui mi sono innamorato è stato Messi. Poi ho avuto modo di osservare da vicino, a Napoli, attaccanti come Higuain o Cavani, professionisti straordinari". E così, alla fine, c'è stato anche un momento in cui i sogni si sono trasformati in realtà: "Durante l'ultimo anno di Primavera a Sassuolo ho capito che il calcio sarebbe potuto diventare un vero e proprio lavoro. Non ho mai desiderato altro". Passioni e obiettivi, tra ricordi da custodire e una nuova tappa da raggiungere. Il 'colpo' migliore, tuttavia, deve ancora arrivare.Altre notizie - Girone C
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